Una coppia di teste di moro in ceramica
Una coppia di teste di moro in ceramica. Foto: And92guit · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Passeggiando per Taormina o per i paesi della costa ionica è difficile non notarle: grandi vasi di ceramica a forma di testa, quasi sempre in coppia, un uomo dalla pelle scura con turbante o corona e una donna dai lineamenti chiari. Sono le teste di moro, uno degli oggetti più riconoscibili dell'artigianato siciliano. Dietro la loro diffusione ci sono una leggenda, una lunga tradizione ceramica e qualche simbolo che vale la pena conoscere prima di sceglierne una da portare a casa.

La leggenda della Kalsa

Il racconto più diffuso porta a Palermo, nel quartiere della Kalsa, al tempo della dominazione araba. Una giovane che curava le piante sul suo balcone si innamorò, ricambiata, di un giovane moro. Quando scoprì che lui aveva una famiglia ad attenderlo in Oriente e stava per ripartire, lo uccise nel sonno, gli tagliò la testa e ne fece un vaso, in cui piantò il basilico.

Il basilico, bagnato secondo la leggenda dalle sue lacrime, crebbe rigoglioso, e i vicini, invidiosi, cominciarono a farsi fare dai vasai vasi con la stessa forma. Le versioni sono molte, e in alcune i due amanti vengono puniti dalle famiglie che non accettano la loro unione. È una storia popolare, non un fatto documentato, ma spiega perché le teste siano ancora oggi associate al basilico, alla passione e alla gelosia.

Re, regine e decori

Oggi le teste di moro si vendono quasi sempre in coppia: la figura maschile con turbante o corona, quella femminile con corona e gioielli. Le decorazioni attingono al repertorio siciliano: fiori, foglie, frutti, agrumi. Alcuni artigiani seguono i modelli tradizionali, altri reinterpretano la forma con colori e stili contemporanei, e così accanto alle teste classiche se ne trovano di bianche, monocrome o dipinte con motivi moderni.

Nate come vasi, le teste si usano ancora per piante e fiori su balconi e terrazze, ma anche come oggetti decorativi dentro casa. Le misure vanno dai pezzi piccoli, adatti a una mensola, fino a vasi grandi e pesanti, che richiedono attenzione nel trasporto.

La pigna, l'altro simbolo

Accanto alle teste di moro, nelle vetrine di ceramica compare quasi sempre la pigna. Nella tradizione popolare siciliana è un simbolo di buon augurio, legato a fertilità, prosperità e salute, e per questo si regala spesso agli sposi o a chi entra in una casa nuova. Si mette all'ingresso, sui balconi o sui pilastri dei cancelli, perché porti fortuna a chi entra.

Le pigne in ceramica possono essere smaltate in un solo colore o decorate a mano, con la superficie lavorata a scaglie. Come per le teste, la qualità si riconosce dalla cura della lavorazione e della pittura, non dalle dimensioni.

I centri della ceramica siciliana

Le teste si trovano in tutta l'isola, ma alcuni paesi hanno una tradizione ceramica particolarmente lunga. Caltagirone, nell'entroterra in provincia di Catania, è il centro più noto: la sua scalinata di Santa Maria del Monte è rivestita di piastrelle di maiolica. Santo Stefano di Camastra, sulla costa tirrenica in provincia di Messina, ha intere strade dedicate alla ceramica. Sciacca e Burgio, in provincia di Agrigento, completano la mappa dei luoghi storici della ceramica siciliana.

Caltagirone si raggiunge in giornata in auto da Giardini Naxos ed è una gita che piace a chi ama l'artigianato. Chi non vuole spostarsi troppo trova comunque molti negozi di ceramiche a Taormina, lungo Corso Umberto e nelle vie del centro: per la visita della città c'è la pagina su Taormina e il Teatro Antico.

Scegliere e portare a casa una testa di moro

Un pezzo fatto a mano si riconosce dalle piccole irregolarità della pittura, dalla firma o dal marchio dell'artigiano sul fondo e dalla disponibilità del venditore a raccontare dove e come è stato prodotto. Diffidate dei pezzi tutti identici venduti in grandi quantità. Per il viaggio di ritorno chiedete un imballaggio robusto o la spedizione a casa, soprattutto per i vasi più grandi.

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